Posizione: Alia

Alia Sorge sul versante sud-occidentale delle Madonie ed è conosciuto con l’appellativo di “Città Giardino”.

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Case Vacanze a Alia

Villa Dafne

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Santuario – Parrocchia Maria SS. delle Grazie

Ad Alia vi è anche un Santuario dedicato a Maria SS. delle Grazie (probabilmente dedicatole per grazia ricevuta) costruito tra il 1630 e il 1639. L’edificio era previsto a tre navate e con due campanili, ma per mancanza di fondi fu costruita solo la navata centrale e un campanile, quella di sinistra nel 1900 e l’altra nel 1960. Sotto il coro della navata centrale fu costruita una cripta, ora chiusa, dove vennero seppelliti donna Francesca Cifuentes e il figlio Giovanni Battista Celestri.

La festa della Patrona si festeggia il 2 luglio, attirando, oltre che molti fedeli, anche moltissimi emigrati che per l’occasione ritornano al paese natìo. Gli emigrati negli USA hanno fatto costruire una copia identica al simulacro conservato in Alia e la festeggiano anch’essi, impossibilitati a partecipare in Alia.

Opere rilevanti:

  • Ignoto, Assunta, XVIII secolo, olio su tela, cm 275×178.
  • Giambecchina, Crocifissione, 1988, olio su tela, cm 236×228.
  • Totò Bonanno, Giuditta ed Oloferne, 1983, affresco, diametro cm. 250.
  • Ignoto, simulacro “Maria SS. delle Grazie”, 1833-34, legno dipinto, h. cm 160.

Parrocchiale Sant’Anna

Sorge in Via Garibaldi. L’edificio, a croce latina, è passato attraverso numerose modifiche. L’edificio sorse nelle vicinanze di un capitello votivo dedicato alla Sant’Anna.

La prima fase della costruzione è stata completata nel 1762, per volontà del sacerdote don Luciano Cardinale, e la chiesa fu per molto tempo destinata alla sepoltura.

Ai primi dell’Ottocento, ci fu un intervento sulla facciata e sul campanile arabo-ispanico, che costituisce una grande ricchezza per la parrocchia: è composto da mosaici colorati, tipico di molte chiese barocche siciliane.

Nella chiesa si trova il monumento funebre di Benedetto Guccione.

Opere rilevanti
  • Ignoto, Immacolata Concezione, XVIII secolo, olio su tela, cm 170×92.
  • Benedetto Civiletti, Madonna Addolorata, fine XIX secolo, legno policromo, h. cm 165.
  • Rosario Bagnasco, San Francesco di Paola, fine secolo XIX, legno policromo, h. cm 170

Chiesa di Santa Rosalia

Sorge in Piazza Santa Rosalia, dove anticamente vi era una cappella votiva di ringraziamento per la peste scampata del 1624. Poiché la cappella originaria fu danneggiata a causa di una frana nel 1901, il Cav. Gioacchino Guccione e molti emigrati aliesi riedificarono la chiesa nelle forme attuali. L’edificio è a pianta ottagonale e la facciata a sesto acuto.

Opere rilevanti:

  • Ignoto, simulacro Santa Rosalia, XVIII secolo, legno policromo, altezza 1,65.

Chiesa di San Giuseppe

Sorge in Via Garibaldi, nelle adiacenze del municipio.

Altre chiese

Inoltre ad Alia sono presenti, la cappella di Santa Rosalia detta ‘a nica, il Calvario. Un’altra chiesa, inaugurata il 5 marzo 2010 è stata dedicata a Maria SS. Assunta, nel villaggio “Chianchitelle”.

Architetture civili

Archi del quartiere Sant’Anna

Sono legati alla potenza della famiglia Guccione. Nel 1852 don Benedetto Guccione e don Filippo Guccione fecero costruire questi archi sopra una pubblica strada allo scopo di mettere in collegamento le loro case e disporre di qualche vano in più. La tradizione vuole che siano stati costruiti di notte a lume delle torce perché il regolamento comunale ne impediva la realizzazione. Gli archi sono di asse curvilinea e realizzati in mattoni di cotto.

Palazzo Guccione

Nella piazza principale, dirimpetto alla chiesa Madre, sorge, su quello che era l’antico palazzo baronale, il palazzo Guccione. L’edificio risale al XIX secolo e fu fatto costruire dall’omonima famiglia, una delle più facoltose di Alia, in stile eclettico con forti riferimenti al Liberty siciliano della scuola di Ernesto Basile. Le balconate dei due ordini superiori presentano inferriate in ferro fuso a motivi fitomorfi di una certa rigidità vicina agli stilemi ottocenteschi; l’ingresso principale presenta un portale con coronamento in ferro battuto e due colonne con capitelli corinzi. L’edificio è sormontato da un belvedere. Di rilievo la decorazione a motivi geometrici sul soffitto del salone al primo piano, mentre le pareti sono a stucco lucido ad imitazione di varie qualità di marmo, ed il pavimento è di mattonelle in cemento colorato; i vetri sono policromi e decorati con lo stemma della famiglia. Le porte e gli infissi sono ispirati dagli stilemi modernisti elaborati da Basile per il mobilificio Ducrot di Palermo.

Brivaturi

  • brivatura tunna
  • brivatura di lu vuascu
  • brivatura di lu burduni
  • brivatura di di lu centimulu
  • brivatura di la pernici
  • brivatura di li ciulliddi
  • brivatura di l’anciuli
  • brivatura di la cersa

Siti archeologici

1- L’insediamento di Cozzo Barbarà. Sul rilievo, a sud dell’odierno abitato, rinvenimenti fortuiti hanno portato alla luce frammenti fittili, monete e frammenti di mosaico e tessere bianche che attesterebbero la presenza di una villa rustica romana. 2- Necropoli di Cozzo Solfara. Sull’altura, che prese il nome di una piccola sorgente di acqua solfurea, vi è una necropoli di tombe a fossa rivestite di pietrame e coperte da lastra litiche. 3- Necropoli della Gurfa. Presso l’omonimo complesso rupestre, sono scavate delle sepolture la cui diversa tipologia permette due distinte datazioni. Ad età tardo romana si datano due arcosoli accostati, con altrettante fosse ciascuno, scavati in uno spuntone roccioso; questi sono quanto rimane di una necropoli che si presume scavata nei grandi massi di crollo un tempo antistanti la falesia, smantellati per dare accesso alle “grotte”. Alla media età del Bronzo (1500-1250 a.C.) si datano diverse sepolture “a grotticella”, sparse per l’area della riserva; la loro forma ricorda l’antico forno di campagna.

Le grotte della Gurfa

Le grotte della Gurfa si trovano in Sicilia, nel territorio del comune di Alia (prov. di Palermo), si raggiungono imboccando una breve deviazione al km.182 della S.S. n°121 “Catanese”; con la necropoli costituiscono la Riserva Sub Urbana Grotte Della Gurfa. Le grotte non sono naturali, sono un chiaro esempio di manufatto antropico pervenutoci attraverso aggiunge e trasformazioni che complicano l’interpretazione e la datazione. Il nome Gurfa deriva da quello arabo ghorfa, ricordo della dominazione musulmana, che significa stanza, magazzino. In Tunisia esistono depositi di grano detti ghorfas, alcuni divenuti meta turistica. Nella toponomastica siciliana ricorre il nome gurfi col significato di deposito, di magazzino. Il complesso rupestre delle grotte consta di sei cavità disposte su due livelli scavati in una arenaria giallastra. Al primo, a sinistra, si apre un ambiente a pianta rettangolare di m 9,59×9,15, con altezza di m 4,53, con soffitto a due spioventi un tempo nominato “a saracina” (alla saraceno); a destra un ambiente di forma campaniforme alto m 16,35, pianta ellittica di m 14,10×11,59, alla sommità un ovulo di m 0,70; entrambi gli ambienti comunicano autonomamente con l’esterno e fra loro a mezzo di un corridoio. Una scalinata scavata nel costone roccioso conduce al secondo livello entro cui sono scavati quattro ambienti uno a sinistra e tre a destra in successione, di forma pressoché quadrata e dimensioni diverse, il più piccolo di circa m 6×4, il maggiore di circa m 10×6. Ciascuno ambiente è dotato di ampia finestra aperta sulla vallata. Segue un lungo corridoio che sbocca a circa metà dell’altezza dell’ambiente campaniforme. A quest’ultimo ambiente, qualche anno fa, è stato dato il nome di thòlos per la somiglianza formale con la thòlos di Atreo a Micene. Nel recente convegno “La Gurfa ed il suo territorio” organizzato dal Centro Nazionale delle Ricerche, a Palermo nel 2009, la maggior parte degli studiosi si è espressa attribuendo all’odierno grande ambiente campaniforme l’originaria funzione di fossa granaria , che ampliata e con la costruzione di soppalchi lignei, presenti sino agli anni ’50, è divenuto una capace pagliarola. La datazione, sempre incerta, rimane fra l’età tardo romana e la bizantina. Il forzato confronto fra l’ambiente campaniforme e la mitica thòlos micenea ha portato uno studioso a proporre che l’intero complesso architettonico sia stato scavato per accogliere le spoglie, del discusso, re cretese Minosse.

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