Posizione: Bivona

BivonaVivona in siciliano)della provincia di Agrigento in Sicilia.

Circondata dai monti Sicani, dista circa 60 km dal capoluogo di provincia e circa 90 km da Palermo, capoluogo di regione. Durante i secoli XV e XVI fu uno dei maggiori centri feudali della Sicilia e il primo a essere elevato a ducato (a opera di Carlo V, nel 1554, anno in cui lo stesso imperatore conferì al paese il titolo di città). Vi è attestato uno dei culti più antichi di santa Rosalia di cui si abbia notizia certa.

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La località è nota per la coltivazione della pesca ed è sede, insieme a Palazzo Adriano, del Parco dei Monti Sicani

Bivona è una delle due sedi principali del parco dei Monti Sicani, il quinto parco regionale della Sicilia.

Parte del territorio di Bivona ricadeva all’interno della riserva naturale orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio.

Nella parte orientale del territorio bivonese, in direzione di Santo Stefano Quisquina, è sita l'”Area attrezzata demaniale Canfuto”, un’altura boscata prevalentemente aconifere.

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Monumenti e luoghi d’interesse

Bivona possiede numerosi edifici religiosi (circa quaranta in tutta la sua storia). Molti dei palazzi nobiliari seicenteschi sono stati distrutti o inglobati da costruzioni più moderne.

Chiese

  • Chiesa madre chiaramontana (XIII secolo), in stile gotico, di cui rimane solo il portale della facciata principale, esempio di arte gotica chiaramontana in Sicilia.
  • Chiesa di San Bartolomeo (XIII-XIV secolo), di cui rimane il portale della facciata principale, di gusto barocco.
  • Chiesa di Santa Rosalia (XIII-XIV secolo), dotata di un portale in stile barocco, conserva il fercolo della statua della santa (1601), un crocifisso ligneo, alcune tele sette-ottocentesche; una piccola botola consente di accedere al tronco della quercia sotto la quale si ritiene che la santa solesse pregare durante la sua permanenza nel bosco di Bivona.
  • Chiesa dell’Annunziata (XIV secolo), o chiesa del Carmine, custodisce alcuni dipinti di Giuseppe Salerno, noto come Zoppo di Ganci.
  • Chiesa di San Sebastiano (XIV-XV secolo), detta anche di Santa Chiara, presenta un portale tardo rinascimentale-manierista.
  • Chiesa di San Paolo (XV secolo), con portale in stile barocco del XVII secolo; all’interno conserva decorazioni barocche e statue e tele settecentesche.
  • Chiesa di Santa Maria di Loreto (XV secolo), detta anche di San Domenico, una delle più grandi chiese bivonesi, ma in degrado alla metà del XX secolo e con arredi perduti o trasferiti in altre chiese bivonesi.
  • Chiesa di Santa Maria di Gesù (XVI secolo), di cui rimangono solamente i ruderi, di proprietà privata; originariamente in stile gotico e ristrutturata nel Settecento.
  • Chiesa di San Giacomo maggiore, o dei Cappuccini (XVI secolo), conserva all’interno numerose lapidi funerarie e una grande tela cinquecentesca della Madonna degli Angeli sull’altare maggiore.
  • Chiesa madre Mater Salvatoris (XVI secolo), edificata dai padri gesuiti e ampliata nel Seicento, nel 1781 divenne la nuova chiesa matrice.
  • Chiesa di Sant’Isidoro Agricola (XVII secolo), edificata dai cittadini in seguito a pessime annate agricole in onore disant’Isidoro, protettore degli agricoltori, priva di elementi decorativi.
  • Santuario della Madonna dell’Olio, antico luogo di culto bivonese fuori dal centro abitato dedicato alla Madonna di l’Ogliu. Nel2008 è stato inserito nella Carta regionale dei luoghi dell’identità e della memoria della Regione Siciliana.

Ad esse si possono aggiungere le chiese andate distrutte: chiesa di Sant’Andrea (fine del XII secolo o inizio del XIII, probabilmente la prima chiesa e la prima matrice di Bivona); la chiesa di Sant’Antonio Abate (la prima notizia su di essa risale al 23 febbraio 1419; la chiesa di Sant’Agata, costruita al tempo della Signoria dei Chiaramonte a Bivona (1363-1392); la chiesa di San Giovanni Battista; la chiesa di Santa Maria Maddalena (nel 1595 fu ceduta ai Gesuiti che la fecero diventare nuova chiesa madre); la chiesa di San Pietro, detta poi di Santa Maria del Soccorso (a navata unica, presentava una cappella per lato e disponeva di un piccolo campanile).

Infine, tra gli edifici di culto distrutti c’è la chiesa dell’Immacolata Concezione (1648, costruita a spese del poeta e medico bivonese Giuseppe Romano (1613-1681): crollata nel XX secolo è stata ricostruita come sede per riunioni e convegni. L’originale portale barocco a colonne tortili, spostato nella vicina chiesa di Santa Maria di Loreto, con il crollo del tetto di questa è rimasto sepolto sotto le macerie mentre sull’altar maggiore si trovava una statua dell’Immacolata Concezione, custodita presso la chiesa madre.

Cappelle

  • Cappella della Madonna della Sprescia, sita in contrada San Leonardo, nella parte meridionale del paese, esistente nel 1834;
  • Cappella del Camposanto, sita all’interno del cimitero, entrò in funzione nel 1882.

Edifici Sacri

  • Convento dei Carmelitani, istituito molto probabilmente nel XIV secolo come sede dei carmelitani e, in un secondo momento, della Congregazione delle suore agostiniane, successivamente destinato a sede della biblioteca comunale;
  • Convento dei Domenicani, istituito nel XV secolo come sede dei domenicani. Nel XIX secolo divenne prima sede della caserma dei carabinieri, poi sede universitaria e scolastica;
  • Convento dei Cappuccini, istituito intorno alla metà del XVI secolo come sede dei cappuccini, ai quali tuttora appartiene;
  • Monastero delle Clarisse, istituito nel 1585 come collegio dei gesuiti e in seguito sede della Congregazione delle suore clarisse, viene utilizzato come casa di riposo;
  • Collegio dei Gesuiti, istituito tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, dopo la cessione della prima sede alle suore clarisse; divenne in seguito dapprima sede scolastica, poi sede municipale.

Esistevano anche un Convento dei Minori Conventuali, istituito nel 1394, un Monastero delle Benedettine, istituito all’inizio del XV secolo e sede della Congregazione delle Suore Benedettine Cassinesi, su cui sorge un istituto scolastico e la sede dell’ASL di Bivona, ed il convento di Santa Maria di Gesù, già sede della comunità dei Frati Minori Osservanti e, in un secondo momento, dei Frati Minori Riformati;

Edicole sacre

Le edicole sacre di Bivona testimoniano un’antica tradizione religiosa della città, rappresentando in passato dei veri e propri luoghi di culto; alcune non sono più esistenti, mentre sono rimaste in prevalenza quelle poste all’interno delle xanée.
La loro importanza era inoltre legata alla consuetudine di essere considerate come punti di riferimento per l’indicazione di zone e vie, quando ancora non esisteva la toponomastica cittadina.

Architetture

Palazzi

  • Palazzo ducale (XVI secolo), residenza della prima famiglia ducale, i De Luna d’Aragona.
  • Palazzo municipale, in origine collegio dei gesuiti
  • Palazzo del marchese Greco (XVIII secolo), realizzato in stile barocco e unico palazzo nobiliare di Bivona ad aver mantenuto le proprie caratteristiche architettoniche.
  • Palazzo De Michele, abitazione dei baroni De Michele e residenza dei sottoprefetti
  • Palazzo dei baroni Guggino, un tempo dei marchesi Greco, edificio che si sviluppa attorno ad una xanèa, all’interno della quale si trova un’edicola sacra.
  • Casa comunale, quindi diventata sede della pretura e, successivamente, ufficio del giudice di pace.

Fontane

A Bivona esistono circa venti fontane pubbliche. Nonostante alcune fosserò già citate in documenti del XVIII secolo, la maggior parte di esse fu costruita a partire dal 1887, anno di realizzazione del primo impianto idrico pubblico.Alcune sono semplici fontane in ferro o in ghisa, come la “fontana Mezzaranciu” (mezza arancia per via della forma delle vasche), o la “fontanella di lu Roggiu” (dell’orologio), altre sono dotate di lavatoio, come la “Fontana di li ferri”, nella parte meridionale del paese, altre ancora sono ex abbeveratoi per il bestiame, come la “Fontana pazza” (così detta perché il livello delle acque segnalava gli anni di siccità) e l’abbeveratoio di piazza Marconi, nel centro del paese.

  • Torre dell’Orologio (XIX secolo), fu costruita dopo il crollo, nel 1775, del campanile della chiesa di San Giovanni, che ospitava l’orologio civico almeno dal 1588. La torre, a base quadrata, presenta facciate in pietra tripartite da cornici marcapiano.
  • Magazzino del duca (XVI secolo), utilizzato come magazzino ducale in prossimità della Torre dell’orologio e qualche decina di metri più a nord del Palazzo ducale. Prima del 1847, vi scorreva davanti il fiume Alba, attraversato da un ponte.
  • Villa comunale, sistemata negli anni trenta del Novecento in piazza Guglielmo Marconi, al posto della Piazza Fiera, la principale piazza del paese. Un tempo circondata da cancellate, vi si trova una fontana circolare, ex abbeveratorio, il monumento dei caduti e un monumento dedicato a Cesare Sermenghi; ospita melia, robinie e alcune piante esotiche.
  • Condotto di irrigazione (XIX secolo), realizzato in occasione dell’apertura dell’acquedotto di Bivona, nel 1889, risistemato nel1894 dagli ingegneri Compagno e Messina di Palermo e ancora restaurato tra l’ottobre 1928 e il settembre 1932.
  • Il Casino (XVII secolo), probabile residenza di caccia sita in prossimità del monte Il Casino; conserva i ruderi di una cappella e di altri ambienti con arcate.
  • Ruderi delle “case Cirriè”, una grande masseria a corte centrale.
  • Resti del teatro comunale, sito nell’omonima via; fu costruito nel 1834 e terminato dopo il 1847. Nel 1864 il teatro divenne di proprietà comunale. Nonostante esso fosse suddiviso in due piani, dotato di logge e ben illuminato, numerosi fattori negativi, come le ridotte dimensioni del paese e la lontananza dai validi circoli culturali delle città, non lo fecero emergere e pertanto ne rimane solo il nome della via (via Teatro) e qualche rudere.
  • Carceri, un tempo poste nel quartiere di San Domenico e nel 1714 trasferite nel quartiere di Santa Rosalia e infine, con l’istituzione del carcere distrettuale (divenuto in seguito circondariale), disposte presso il piano terra del palazzo ducale
    • Resti del bastione e rovine del castello (XIV secolo).
    • Torre di guardia, o Turris Bibonae, citata nel 1299 in un documento di cessione del castello di Bivona, in cui era stata inglobata
    • Torre difensiva, presso il “Ponte Pisciato” facente parte della cinta muraria cittadina, i cui ruderi erano visibili fino agli anni sessanta.
    • Mura cittadine, costruite nel Trecento, il cui circuito è ricavabile dalla posizione dei vari edifici sacri che esistevano all’epoca e da alcuni documenti e toponimi del tempo. Nel tratto occidentale si apriva la Porta dei Cavalieri; il tratto meridionale si trovava poco a valle della chiesa madre chiaramontana; il tratto orientale seguiva il corso del fiume Alba che attraversava il paese.
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